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A presto!!!

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1° Stagione conclusa

1° Stagione conclusa
LA LOCANDINA DELLO SPETTACOLO

ottimo successo per Spirito Allegro

ottimo successo per Spirito Allegro
la locandina dello spettacolo

La pianta della parola al Piscator

La pianta della parola al Piscator
la locandina dello spettacolo

L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNESTO a Nicolosi!!!

L’Associazione Culturale Favolandia
Presenta
La Compagnia Teatro Tandem in
L’importanza
di chiamarsi Ernesto
una commedia musicale
tratta dall’omonimo testo di Oscar Wilde
diretta e interpretata da
Giuseppe Bisicchia Massimo Giustolisi
e con
Graziella Fichera Irene Tetto
musiche originali
Ettore D’Agostino
Nicolosi (Catania) Parco Anselmi
21 Agosto Ore 21:00ingresso 4 € - ridotto 1€

A cena dopo il ... Sogno

A cena dopo il ... Sogno
Parte della Compagnia Buio in Sala, al ristorante dopo lo spettacolo



Compagnia Buio in Sala

diretta da Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi

presenta

Sogno di una notte

di mezza estate

di William Shakespeare

con

Graziella Fichera, Gaia Giuffrida, Irene Tetto

Luigi Barone, Roberta Brancaforte, Silvana D’Anca,

Michele Dell’Utri, Rosa Mirabella, Luisa Mirone,

Antonio Pittari, Agata Savoca

Le canzoni delle fate sono composte da Ettore D’Agostino

e coreografate da Gaia Giuffrida

Costumi

Giuseppe Bisicchia

Direttore degli allestimenti Organizzazione

Antonio Pittari Rosa Mirabella Silvana D’Anca

Datore luci Fonico

Pierluigi D’Antrassi Gianpaolo D’Antrassi

si ringraziano, per l’amichevole collaborazione,

Alberto Bonavia, Salvo Lombardo

Jennifer Schittino

...e grazie anche ad Aurelio Giuffrida

adattamento, disegno luci e regia

Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi

NOTE DI REGIA PER UN SOGNO

Il confronto con un testo celebre che incarni una vera pietra miliare della drammaturgia di tutti i tempi, come “Sogno di una notte di mezza estate”, funge per noi da stimolo, da sfida, da sprone sempre nuovo. Pungolati così da questa avventurosa sollecitazione, proseguiamo la nostra ricerca stilistica, già varata in un passato recente, con la rappresentazione di “Medea” di Euripide. Questa messinscena del capolavoro shakesperiano si muove, così, tra antico e moderno, dove una lontana intuizione di stampo classico è consciamente miscelata ad un sapore atemporale e fantastico, adeguato anche agli strumenti ed ai materiali utilizzati per ricreare il bosco incantato. Alla parola, che molto più spesso è poesia, viene accordato uno scrupoloso disegno gestuale che, come il più sensibile degli ingranaggi, dà vita all’azione dell’intera commedia. Le vicende delle due coppie di innamorati, che si rincorrono e si scontrano in questo luogo governato da fate e folletti, attraversano come un filo rosso le atmosfere descritte. E avviene ancora che la regina delle fate sia incendiata dalla gelosia per il re degli spiriti; quest’ultimo, con il suo fedele Puck col quale costruisce intermezzi mimici senza presunzioni funamboliche, coinvolge nei suoi giochi una compagnia di attori artigiani, tra cui Bottom, qui raffigurato come un’iconografia vetusta e impolverata di un attore di goldoniana memoria. Realtà e fantasia si fondono in una delle creazioni drammaturgiche più apprezzate di sempre.

i fondatori della compagnia

i fondatori della compagnia
da sinistra: Giuseppe Bisicchia, Gaia Giuffrida, Massimo Giustolisi, Giovanna Sesto, Antonio Pittari, Silvana D'Anca e Rosa Mirabella

in breve...

Giuseppe Bisicchia: attore professionista diplomato alla Scuola del Teatro Stabile di Catania, ha recitato in numerosi spettacoli con attori come: Massimo Foschi, Andrea Giordana, Luciano Virgilio, Caterina Vertova e con registi come Lamberto Puggelli, Walter Manfrè, Giuseppe Dipasquale. Massimo Giustolisi: anch’egli diplomato allo stabile etneo, ha maturato esperienze teatrali accanto ad attori come Leo Gullotta, Galatea Ranzi, Giulio Brogi, Alessandro Haber e con registi come Irene Papas, Armando Pugliese, Lamberto Puggelli.

chi siamo

Compagnia Teatrale catanese fondata nel 2003 da Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi

Giuseppe Bisicchia

Giuseppe Bisicchia
direzione artistica

Massimo Giustolisi

Massimo Giustolisi
direzione artistica

grande successo per Medea

domenica 27 maggio 2007 una gremitissima sala al teatro tezzano ha accolto con grande entusiasmo la mess'in scena di Medea. Grande soddisfazione per tutti... usa serata emozionante.

il cast di medea

Medea
di Euripide

con
Ivan Albo
Luigi Barone
Silvana D’Anca
Gaia Giuffrida
Rosa Mirabella
Luisa Mirone
Antonio Pittari
Giovanna Sesto.

Spettacolo- saggio conclusivo del laboratorio per attori non professionisti tenuto da Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi

chi guida il tandem?

chi guida il tandem?
proprio noi: Massimo Giustolisi e Giuseppe Bisicchia

TUTTI GLI SPETTACOLI DA NOI REALIZZATI

  • "Era pur sempre amore... in certi momenti almeno" tratto da "Anatol" di Schinitzler
  • "La pianta della parola" fiaba musicale tratta da un racconto di L. Capuana
  • "L'importanza di chiamarsi Ernesto" da Oscar Wilde, commedia musicale
  • "Yerma" di F.G. Lorca
  • "Un Curioso Accidente" di Carlo Goldoni
  • "Le smanie per il teatro" recital
  • "Da Mirandolina" tratto da "La locandiera" di Goldoni
  • "Giacomo e la pianta di fagioli" fiaba musicale originale
  • "il Castello di Carte" da "Le mosche" di J. P. Sarte

era pur sempre amore... in certi momenti almeno

“…era pur sempre amore… in certi momenti, almeno”
con Giuseppe Bisicchia Laura Di Stefano Massimo Giustolisi
e con Ivan Albo Silvana D’Anca Gaia Giuffrida
Rosa Mirabella Antonio Pittari
Il protagonista di tutti i quadri di cui si compone la commedia, è un giovane viveur, preda di una malinconica leggerezza e di un edonismo che lo spingono a concepire amore e vita come un'avventura.
Una commedia in cui le relazioni tra le persone si rincorrono di scena in scena in una struttura circolare che esprime anche (e soprattutto) il vuoto di un rincorrersi senza posa attraverso un linguaggio codificato in formule e giochi di parole privi di significato.
Rappresentazione della decadenza della nostra epoca attraverso i suoi giochi sociali, e il vuoto delle relazioni personali.
E’ il testo stesso, dunque, che ci ha permesso di spaziare dal grottesco all’onirico, portando il tutto al massimo della semplicità (mai semplicistica) e della stilizzazione (mai solo stilistica), svelando sin da subito, i mascheramenti drammaturgici.
Succede tutto una sera qualsiasi, in una città qualsiasi, in un quartiere qualsiasi, dove le vicende dei protagonisti si intrecciano con quelle dei passanti, della gente comune, degli avventori, dalle quali si colgono, comunque, frammenti di vita e d’amore.
Molto prima dell’avvento dei reality, erano insiti nell’uomo il desiderio e la voglia quasi morbosa di spiare, dal buco delle serratura, le vite altrui, ancor di più se si tratta di storie d’amore; è per questo che è nata in noi, quasi naturalmente, la scelta di coccolare, circondare, e quasi invadere, lo spettatore, il quale oltre che partecipe, diventa il raffinato voyer (suo malgrado?), di quella che abbiamo voluto definire una commedia “surreale, ma non troppo”.

era pur sempre amore... in certi momenti almeno

era pur sempre amore... in certi momenti almeno
M. Giustolisi, Laura Di Stefano, G. Bisicchia

L'importanza di chiamarsi Ernesto

L'importanza di chiamarsi Ernesto
una scena dello spettacolo

"L'importanza di Chiamarsi Ernesto" note di regia

Affidandoci alle genialità di Wilde, e all’universalità del suo capolavoro, abbiamo riscoperto questo testo dandogli una lettura tutta nuova: catapultando la vicenda all’interno delle atmosfere di una forma di spettacolo sorella minore del teatro di varietà: la “Rivista da camera”, che si differenzia dalla rivista “à grand spettacle” per la pochezza di elementi esteriori di richiamo e per l’assoluta preminenza del testo.
Cosicchè i personaggi della nostra storia s’ispirano anch’essi ai “tipi” da rivista: Guendalina diventerà la “vedette”, Cecilia la “subrettina” in erba, Algernon e Jack, l’uno la spalla dell’altro, il canonico Cotta sarà il caratterista, e Miss Prism sarà l’anziana “primadonna” ormai in pensione, che insegna portamento alle sue allieve. Uno dei personaggi tipici del teatro di rivista di quegli anni, il più potente e temuto, era “l’impresario” che spesso era anche regista dello spettacolo, alla cui figura ci siamo ispirati per il personaggio di Lady Bracknell.
Il tutto è condito da musiche originali, con brani dal vivo, e da quattro sgambettanti ballerini che, come nelle migliori (o peggiori) riviste povere di quegli anni, si rifugiano spesso nel “passo di famiglia” , coreografia facile facile che le tersicoree del varietà non potevano sconoscere…
La pretesa non è affatto quella di realizzare una commedia musicale, e crediamo non lo fosse neppure negli anni della rivista; l’intento è quello di regalare un paio d’ore d’ intrattenimento e disimpegno.
E se all’uscita del teatro qualcuno canticchiasse uno solo dei nostri refrain, per noi sarebbe già un successo.
Giuseppe Bisicchia e Massimo Giustolisi

La Pianta della parola

La Pianta della parola
Daniela Alfonso (la regina) e Alberto Genovese (Adalberto)

Yerma

Yerma
Mauela Lomeo (Yerma) e Andrea Gambadoro (Victor)

Un curioso Accidente

Un curioso Accidente
Giorgia D'Urso (Giannina) Graziella Fichera (madame Filibert)

Un Curioso Accidente note di regia

“Un curioso accidente” è una commedia i cui meriti e la cui fortuna sono tutti affidati all’abilità dell’intreccio, alla scaltrezza del dialogo, alla teatralità pura. Tuttavia è stata stranamente ignorata negli ultimi quarant’anni, tanto che non se ne ricorda un’edizione di rilievo. Questa commedia propone modelli di comportamento di una società europea ben più evoluta di quella in cui Goldoni viveva. Da questa riflessione nasce la nostra scelta di catapultare la storia in un’Italia degli anni ’50 e di mutare il personaggio di “monsieur” Filiberto in “madame Filibert”, madre-matriarca, figura sicuramente più caratteristica della famiglia dello scorso secolo. Signora e padrona di casa e unica depositaria del destino altrui, Filibert diventa causa e vittima delle sue stesse macchinazioni, poiché la figlia Giannina, “al pari di lei”, è disposta a battersi fino in fondo per far vincere le proprie ragioni. Questa burla d’antinomia e di contrasto, trova vita in una cornice scanzonata e coloratissima, tra nuovi (finti) elettrodomestici, 45 giri, indimenticate musiche del periodo e citazioni da celeberrimi film che hanno contribuito a rendere quel decennio “mitico e fantastico”. In quest’opera di idealizzazione pur asciugando il testo da alcuni costrutti verbali ben lontani dal ventesimo secolo, abbiamo lasciata pressoché immutata la struttura del parlato goldoniano, semplificando l’epilogo, senza però tradirne il messaggio originale.

Giacomo e la pianta di Fagioli

Giacomo e la pianta di Fagioli
fiaba con musiche scritta da G. Bisicchia e Massimo Giustolisi da sinistra: Graziella Fichera, Silvana D'Anca, Giusepppe Bisicchia, Giovanna Sesto, Agata Savoca, Massimo Giustolisi

MEDEA - SCHEDA DELLO SPETTACOLO

La scena si svolge a Corinto, dove Medea, suo marito Giasone ed i loro due figli, vivono. La donna ha aiutato, grazie ai suoi magici poteri, il marito nell'impresa del Vello d'oro, abbandonando così il proprio padre e la propria patria. Creonte, re della città, vuole dare sua figlia in sposa a Giasone, dando così a quest'ultimo la possibilità di successione al trono. Giasone accetta, abbandonando sua moglie Medea. Questa finge di soggiacere alla volontà di Giasone, che promette di trattenere con sé e di far allevare con cura i figli avuti da lei, e alle decisioni di Creonte, che le vorrebbe imporre l’esilio per liberarsi della sanguinaria maga. Chiesto e ottenuto un solo giorno di dilazione per la partenza, Medea porta a termine una spaventosa vendetta.
L’idea di frammentare, scorporare e quindi sezionare il tessuto del carattere della protagonista, avvalendoci della prova di quattro attrici, ci ha permesso di operare una ricerca di chiaro-scuri sulla sua personalità, già vistosamente sfaccettata. Approfondendo così una riflessione sulla metamorfosi del personaggio che da donna amata-amante si trasforma in madre-matricida; una figura mostruosa e umana insieme, violenta e fragile, lacerata dal più potente conflitto interiore. Le scelte di impiegare delle musiche dal sapore heavy metal e l’utilizzo di una scenografia il cui elemento predominante è la plastica, accrescono e valorizzano l’atmosfera atemporale ma avveniristica della messa in scena. L’intervento della nutrice, ora commento, ora figura partecipe del dramma di Medea, diviene il filo rosso che raccorda, armonizza e innesta le sue tensioni, i suoi tormenti e le sue inquietudini. Un torrente di contrapposte passioni che troverà l’ineluttabile foce, nel tragico epilogo.